LA CURA

cap.1 le parole necessarie

..La cura è un atto di fede tra esseri umani. È una zona empatica dove accade il riconoscimento, l’accettazione e l’accoglimento di una fragilità, di una debolezza, di una necessità, che non è soltanto propria dell’oggetto della cura, ma anche del soggetto che consapevolmente vi si dedica. Prendersi cura, curare, non significa sistematicamente guarire. Significa accompagnare, sostenere, vigilare, aiutare, difendere, affiancare, ascoltare, incitare… una serie complessa di attività che coinvolgono ininterrottamente anima e pratica, sentimento e azione, desiderio e volontà. Il pensiero e l’esercizio della cura come elemento imprescindibile per la costruzione di quei valori e principi intorno ai quali la vita di una comunità umana può raccogliersi e progredire...

(Progetto 'La Cura' di Stefano Massari) 

 

regia immagini fotografia e montaggio Stefano Massari

con le parole di NATASCIA MANCINI, RICCARDO MASETTI, ADER PLACCI, MATTEO PARIS, FRAIA MELCHIONDA

Unità operativa pediatrica, programma Prof. PESSION

Oncologia, Ematologia, Trapianto 

durata 14 minuti 

hanno collaborato alle immagini:

Ileana Bonvicini, Caterina Caravita, Arianna Grandi, Benedetta Paganini

Nel 2015, l'allora direttore del Centro di Poesia Contemporanea dell'Università di Bologna, Valerio Grutt, mi invitò a partecipare in qualità di 'poeta' , a 'LE PAROLE NECESSARIE', un progetto di 'presenza' e osservazione e ascolto presso un reparto del Policlinico Sant'Orsola - Malpighi di Bologna, a mia scelta,  con l'obiettivo di 'produrre' un 'risultato' poetico. Decisi immediatamente di non partecipare. In quanto non riconoscevo l'opportunità di vestire il 'ruolo' (semmai ne esista uno) di poeta in un contesto abitato da ben altre necessità, in una dinamica , a mio parere, un po' troppo intenzionale, convinto come sono da sempre che la necessità della parola poetica, se autentica, in qualunque forma si manifesti, è attraversata e generata da forze sempre inconoscibili e piuttosto refrattarie a rispondere e assecondare ruoli o compiti socialmente riferibili.

Tuttavia la proposta di Valerio aveva sollecitato e intercettato una mia riflessione da tempo attiva intorno ai temi del dolore e della cura, e del rapporto con la morte, in termini umani, etici e sociali. Tanto da indurmi a controproporre la realizzazione di un video, immaginato come prima breve esplorazione di ascolto, dove gli elementi poetici sarebbero potuti nascere, se possibile, solo dall'incontro tra vite ed esperienze.

Mi sono sempre chiesto di cosa sono fatte le parole e le giornate di quelle persone che si occupano di curare altre persone.

L'idea ha assunto questa forma, tutto senza una sceneggiatura precostituita, bensì sollecitata e dettata dalle parole che gli incontri con i vari operatori e con quella particolare quotidianità hanno generato. Il reparto che ho deciso di esplorare rappresenta, il luogo, l'unico luogo, verso il quale ho sempre provato una paura rabbiosa e incontenibile: il reparto di oncologia pediatrica.

L'unica regola è stata quella di interagire solo con il personale sanitario. 

Questo video non è un'indagine ma un primo sguardo, molto personale, che ha poi generato un progetto molto più complesso di esplorazione di un mondo, "l'Ospedale". Un progetto che è ancora in attesa di essere realizzato. Un mondo, nella fattispecie il Policlinico Sant'Orsola - Malpighi di Bologna, multiforme e stratificato, antico e modernissimo, situato proprio a ridosso del cuore di Bologna. Separato dalla Città, dalla ‘società civile’, solo da un muro, da una sbarra. Una cittadella con i suoi viali, piazze e quartieri, dove ogni giorno migliaia di persone arrivano da tutta Italia e condividono attesa, paura, dolore, gioia, speranza, rabbia, fatica, addii e ritorni. L’Ospedale guarda la Città, ne misura i sentimenti, i problemi, le speranze, la sorveglia, la accoglie, le offre un contraltare, un’ipotesi di confronto diretto e incessante con i temi grandi dell’esistenza, il senso del nascere e del morire, i significati possibili e mutevoli della sofferenza. 

Il testo poetico che compare all'inizio del video è mio ed è tratto dal mio libro Serie del Ritorno (La vita felice Ed., 2009)

Stefano Massari